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E’ POSSIBILE SEPARARSI IN ARMONIA?

Solitamente scelta da uno, subita dall’altro, la separazione è sempre una prova dolorosa.
Ecco una piccola guida per lasciarsi senza rovinare tutto.
Stappano champagne, tagliano la torta e ciascuno va per la sua strada. Divorce party, l’ultima tendenza arrivata dagli Usa, lo ha battezzato Christine Gallagher, pioniera del genere; organizza feste per celebrare l’addio verso la ritrovata libertà.
L’idea di una separazione che non comporti lacerazioni fra i partner è sempre più diffusa. “Complice, forse, anche la crisi economica, che in questo periodo di difficoltà finanziaria, le rotture consensuali sono in aumento perché, si sa, un avvocato costa meno di due”, dice lo psicologa Vito Frugis, esperto in rapporti di coppia, il quale insieme alla moglie Cristina Iannuzzi psicologa psicoterapeuta hanno fondato la Scuola di sopravivenza per coppie con sede a Verona.
“Prima le coppie erano determinati a farsi le guerre legali, portando avanti per anni le cause di separazione, oggi avendo meno disponibilità economica si accordano per fare separazioni “consensuali” che in realtà di consensuale non hanno niente. Il rapporto è finito ufficialmente ma non c’è la separazione psicologica, per cui il legame continua in modo sotterraneo , alimentando sofferenza e risentimenti”, spiega Furgis.
Un elemento molto importante per non essere troppo vittime dell’accaduto è la comunicazione. L’ideale è parlare con il proprio partner e non chiudersi in silenzio, non bisogna esitare a confidarsi; con gli amici, i familiari o altri che hanno già vissuto l’esperienza. Solo in questo modo si comincia ad acquisire un certo distacco.
Quando le coppie si accorgono che il loro rapporto non funziona più possono dichiarare il fallimento dell’unione senza perdere la fiducia in se stessi.
Alla fine bisogna perdonare, certo, è difficile, anche se l’altro non è stato corretto. E’ un modo per rendergli quello che gli appartiene e di liberarsi dal rancore o dal desiderio di vendetta.
La separazione, ormai è una pratica frequente, è uno degli eventi più dolorosi della vita, in particolare quando la richiesta è di uno solo dei coniugi. In questo caso entrano in gioco le rappresaglie, le discussioni, su cose concrete, a questo punto bisogna chiedere aiuto ai terapeuti di coppia ed esperti in mediazione familiare, che possono aiutare la coppia a gestire in maniera costruttiva il dolore a riattivare la comunicazione che il conflitto l’ha interrotto.
Secondo Cristina Iannuzzi, ”la reazione peggiore, dopo un insuccesso del rapporto di coppia è chiudersi in se stessi, colpevolizzarsi, cadere in una crisi di autovalutazione, credere di non poter amare o di non poter più essere amati da nessun altro. Occorre invece accettare l’idea di cambiamento. Perché la rottura può avere anche degli esiti benefici. La sofferenza mette a nudo una parte di noi stessi che non conoscevamo. Una rottura assomiglia a una prova del fuoco, ci afferra, ci mette alla prova e ci trasforma. Ha in oltre il compito di metterci su un nuovo cammino, più conforme a quello che siamo in profondità. La separazione allora agisce come una sorta di rigenerazione, che ci guida verso un incontro più autentico, con noi stessi e forse anche con un altro. Dunque, non dimentichiamo mai, nemmeno nei momenti più dolorosi di tenere aperti gli occhi sull’avvenire. E ricordiamolo: separandoci, non perdiamo noi stessi.

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