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No alla violenza sulle donne!



Le donne che subiscono violenza sono ogni anno in aumento..
I maltrattamenti domestici consistono in violenze di vario tipo esercitate dal marito (partner o ex compagno) sulla propria moglie o compagna. Non si tratta di episodi isolati, ma ripetuti e multipli eventi. Lo scopo è  di sottomettere e ottenere il controllo della donna. Chi non ha una conoscenza diretta del fenomeno, rischia di banalizzarlo e di cadere, anche inconsapevolmente, in cliché. Infatti la violenza domestica e l’abuso sessuale sono fenomeni che facilmente si prestano allo stereotipo ed ai luoghi comuni, ossia idee fasulle ma largamente condivise che contribuiscono a gettare una patina su tale evento rendendone sempre più difficile l’identificazione e  il contrasto.  Per tale motivo la prima cosa da fare è definire chiaramente cosa si intende per violenza domestica, chi sono gli autori di questo reato e se esistono delle categorie che hanno una maggiore probabilità di diventarne vittima.
La violenza domestica è un reato. Cioè esistono delle leggi che stabiliscono che un dato comportamento rappresenta una violazione di una norma e per tale motivo deve essere punito. La violenza psicologica è una degli aspetti che può assumere la violenza domestica che si presenta spesso come composta da più forme di violenza: fisica, psicologica, economica e sessuale. Si esplicita attraverso insulti, minacce, umiliazioni ripetute ed attacchi per attivare il senso di colpa del partner. La violenza continua fino ad isolare il partner impedendo o comunque controllando i rapporti con le altre persone e con la rete amicale, fino ad arrivare a impedire l’uscita del partner o sbattendolo fuori casa. Tali attacchi ledono l’autostima e minano l’identità personale. Aumentano ansia e paura e la sensazione di insicurezza. Si crea infine una forte auto colpevolizzazione, un profondo senso di impotenza e forti sentimenti depressivi. L’esordio di tali comportamenti non è definita in un periodo preciso della vita di coppia. A volte possono essere presenti dall’inizio oppure presentarsi in concomitanza della nascita di un figlio o dopo anni di vita insieme. Variabili sono anche la gravità e la frequenza degli episodi. Spesso inizialmente si percepisce un forte disagio ma i forti legami affettivi e il carattere discontinuo e ambiguo e contrastante (si passa da forti attacchi ad espressioni di amore) impediscono di capire cosa sta succedendo e generano confusione. La violenza psicologica è inoltre subdola e le donne si sentono colpevoli di quello che sta succedendo, provano vergogna a raccontarlo ad altri e questo impedisce loro di farsi chiarezza e di capire. È un meccanismo che purtroppo si autoalimenta: la violenza colpevolizza, incide sull’autostima e limita la libertà della donna. La donna in questo stato vive la vergogna, la colpa e la confusione e si chiude in se stessa. La chiusura la confonde e aumenta maggiormente la sua vulnerabilità e il suo senso di colpa diminuendo la sua autostima. È importante uscire da questa situazione il prima possibile, parlandone con altre persone, amici, e rivolgersi a centri specializzati attivi anche nella nostra zona dove persone competenti possono fornire l’aiuto e l’ascolto di cui si ha bisogno. Mai cadere nella trappola della vergogna e della colpa e chiudersi nel silenzio e in se stessi. Questo purtroppo peggiora la situazione!

Tanti sono i luoghi comuni che impediscono una corretta lettura delle situazioni di violenza: ne riportiamo e confutiamo alcuni..

1/La violenza domestica è presente in contesti familiari culturalmente ed economicamente poveri. La violenza domestica è un fenomeno trasversale: non è riconducibile a particolari fattori sociali, né economici, né razziali, né religiosi.

2/La violenza domestica è causata da occasionali e sporadiche perdite di controllo. La violenza domestica risponde alla volontà di esercitare potere e controllo sulle donne; per questa ragione l’episodio violento non è quasi mai leggibile come un atto irrazionale, ma è quasi sempre un atto premeditato. Gli stessi aggressori affermano che picchiare è una strategia finalizzata a modificare i comportamenti delle proprie compagne.

3/La violenza domestica è causata dall’assunzione di alcool e/o droghe. Esistono alcoolisti e tossicodipendenti non violenti, così come esistono uomini violenti, tossicodipendenti e alcolisti, che agiscono condotte violente in assenza di assunzione di alcool e/o droghe; la grande maggioranza degli uomini violenti non è né alcolista né tossicodipendente.

4/La violenza domestica non incide sulla salute delle donne. La Banca Mondiale riconosce la violenza domestica come un problema di salute pubblica, in quanto incide gravemente sul benessere psico-fisico delle donne.

5/ Partner violenti sono portatori di psicopatologie.  Solo il 10% dei maltrattatori presenta problemi psichiatrici. L’ attribuzione della violenza a soggetti psicotici è solo un ” escamotage” per tenere separato l’ambito della violenza da quello della normalità, è una forma di esorcizzazione.

6/I partner violenti hanno subito violenza da bambini. Non esiste necessariamente un rapporto di causa-effetto tra violenza subita nell’infanzia e violenza agita da adulti.

7/Alle donne che subiscono violenza piace essere picchiate.
Le donne scelgono la relazione, non la violenza!
Tanti sono i fattori e i vincoli che trattengono le donne e impediscono loro di prendere in tempi brevi la decisione di interrompere una relazione violenta: la paura di perdere i figli, le difficoltà economiche, l’ isolamento, la disapprovazione da parte della famiglia, la riprovazione e la stigmatizzazione da parte della società. Le donne spesso subiscano passivamente la violenza è un dato reale, ma non di certo perché a loro piaccia. Sono  tanti i fattori e gli obblighi di varia natura che trattengono le donne e impediscono loro di prendere in tempi brevi la decisione di interrompere una relazione violenta. Per esempio la paura di perdere i figli o le difficoltà economiche. Certamente stupisce il fatto che donne intelligenti e capaci subiscano violenza senza riuscirne ad uscire, ma si sottovaluta che sono fenomeni culturali che trovano radici nelle esperienze dell’infanzia durante la quale alcune donne acquisiscono dei modelli relazionali difficilmente modificabili in seguito. Un figlio che subisce costantemente violenza dal padre può giurare di non volere diventate come lui, ma la violenza entra dentro di lui come strumento doloroso e allo stesso tempo giusto e doveroso. Allo stesso modo la donna che subisce violenza fin da piccola la accetterà nella propria vita quale strumento normale di relazione…


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