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“La Margherita” e i suoi primi 120 anni



 

Sono 120 gli anni della pizza margherita, ma non li dimostra. Cosi che a Napoli festeggia il ” Compleanno ” di uno dei suoi simboli. Un corteo in abiti dell’Ottocento, sbandieratori e tamburini medievali, centinaia di figuranti e ovviamente lei: la «regina Margherita» di Savoia, impersonata da una modella dagli occhi azzurri, con indosso un candido vestito bianco e seduta su una carrozza d’epoca.  Il corteo ha proseguito il suo cammino verso la pizzeria Brandi dove ancora oggi i fratelli Pagnani, eredi del locale, espongono un ingiallito documento firmato dal «Gran capo dei servizi di tavola di casa Savoia» su cui si legge tutto l’apprezzamento della regina per l’alimento del popolo napoletano. Poteva essere pura e momentanea emulazione paterna, ma non nel caso di Aldo Brandi, cresciuto assieme ai suoi dieci fratelli con le orecchie tese a una sola, strepitosa favola famigliare: il prozio Raffaele Esposito Brandi fu colui che nel 1899 fece assaggiare per la prima volta alla regina Margherita di Savoia il tradizionale disco di pasta partenopeo.

Brandi l’ultimo discendente vive e lavora a Torino. Lo hanno portato via dalla sua pizzeria in zona Capodimonte Piero Chiambretti e i fratelli Ferrari, quando decisero di aprire il loro «Fratelli La Cozza». «Era la fine del 1997. Io adoro la pizza, e fino ad allora mi ero sempre chiesto perché le pizzerie dovessero essere locali di serie B, angusti, retrò» racconta Chiambretti, distratto dalla margherita con il cuore di basilico che Brandi ha appena lasciato sul tavolo, e «Soprattutto: perché noi torinesi non potevamo gustarci la pizza napoletana? Qui non esisteva, con quel bordo morbido che scende appena lo schiacci con il coltello».

E c’e’ stato spazio anche per una contromanifestazione filoborbonica di “Insorgenza” che ha rivendicato la nascita della Margherita al periodo del Regno dei Borbone.

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