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La 59 edizione del Festival di Sanremo



È sulle note di Nessun dorma cantato da Mina che inizia la 59ma edizione del Festival di Sanremo. Le prime note vengono poi suonate al pianoforte dalla piccola Beatrice Bonetti, 7 anni, allieva dell’Accademia musicale di Savona.

All’una e mezza di notte, al termine della prima lunghissima puntata della maratona Sanremo, ci resta la sensazione che tutta sta polemica intorno alla canzone di Povia, Luca era gay, che ha scomodato le associazioni omo di tutta Italia, con il presidente dell’Arcigay Grillini seduto in platea pronto a sferrare il suo attacco al cantante “Povia, impara cos’è la felicità di un omosessuale”, fosse un tantino esagerata. La canzone racconta la storia (vera) di un ragazzo che dopo una lunga esperienza omosessuale, si sposa, fa un figlio e scopre che è quella la sua vera felicità. Il cantante, come a voler far tacere le polemiche, nel testo spiega: “Nessuna malattia, nessuna guarigione” e al termine della performance se ne va lasciando un cartello sul palco con su scritto: “Nessuno sa come è fatto un altro”. Ovvero: nessuno deve giudicare nessuno.

Per fortuna arriva Benigni a mettere un punto alla polemica cha ha scosso il Festival, tra l’altro “benedetto” in partenza da una esibizione da brividi di Mina sulle note del Nessun dorma di Puccini(“Sono rimasti lei e Bin Laden a mostrarsi solo in video”, dice il comico), che dopo aver sparato a zero su Berlusconi per circa venti minuti (“Un consiglio, Silvio, per diventare un vero mito devi far come Mina: sparire!”) conclude con un elogio dell’amore in tutte le sue forme e una difesa dell’omosessualità: “I gay non sono fuori dal piano di Dio, l’omosessualità non è peccato, di peccato c’è solo la stupidità”.

Polemiche a parte, Povia passa comunque il turno. I primi tre eliminati, ma passibili di ripescaggio con il televoto, sono infatti Iva Zanicchi, con un brano particolarmente aggressivo (“Ti voglio senza amore”)  non a caso preso di mira anche da Benigni (“Iva che mi dici? Ci manca solo Orietta Berti con le conigliette di Playboy e mi sono caduti tutti i miti”) gli Afterhours e Tricarico. Passano, come previsto, i favoriti Dolcenera, irriconoscibile con un look ripulito da brava ragazza e una canzone molto bella, l’ex “amico” defilippiano Marco Carta e Francesco Renga, con una brano lirico che strizza l’occhio a Modugno.

A scuotere il palco dell’Ariston, rimpicciolito e incredibilmente privo dei classici fiori (che è successo, colpa del clima rigido degli ultimi tempi? ) i testi sopra le righe delle canzoni. Brani di denuncia, non privi di parolacce ed espressioni forti. A parte Povia , di cui si è detto, e la Zanicchi che vuole solo sesso (“Ti voglio senza amore, ma dammi tutto il resto Fai quello che ti piace, però non finire presto”) , Marco Masini si lancia in una denuncia sociale del Belpaese ( l’Italia è un paese dove tutto va male, lo diceva mio nonno che era meridionale, dove i preti chiedono i voti pure a Dio […] l’Italia è una pese di ragazze stuprate, l’Italia c’ha rotto i coglioni). I Gemelli DiVersi con la loro preghiera laica si chiedono dov’è Dio (“Per chi cresce a mazzate date da un alcolizzata, per il figlio che è scappato e per quello che l’ha ammazzato, per chi ha sentito sulla gola un coltello, per le vergini vendute come carne da macello per ogni cuore fatto a pezzi da una stronza”) e anche gli Afterhours cercano di scuotere: “Adesso fa qualcosa che serve, che è anche per te se il tuo paese è una merda”.

Paolo Bonolis suda e accelera a più non posso, sembra un tarantolato nel tentativo di mostrarsi brillante e spiritoso a tutti i costi. E calca un po’ troppo la mano, sia nel dare del “cadavere” tutto il tempo alla valletta Alessia Piovan (che ha esordito al cinema con La ragazza del lago nella parte della ragazza uccisa) che dell’”anticalcare” al valletto modelloPaul Sculfor. Così come nei siparietti con l’eterno amico-spalla Luca Laurenti, che sanno tanto di sketch Lavazza.

Ma forse i risultati dell’Auditel lo placheranno un poco: nella prima serata sono stati 14 milioni e 173mila i telespettatori, con share del 47, 10 per cento. Con un incremento rispetto allo scorso anno del 12,9 % (quando erano stati 9 milioni e mezzo)

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