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La mia esperienza … raccontato da Daniele Tombolini per GFnews



Mi sono allenato un mese e mezzo per poter correre la mia prima maratona. E finalmente è arrivato il fatidico giorno: domenica 23 novembre, la MilanoCityMarathon. Con i miei inseparabili soci di allenamento, Stefano Sani e Marco Borsini dell’EXTRA Atletica Filottrano, siamo partiti il sabato mattina e ci siamo tuffati in un’avventura che rimarrà impressa tra i nostri ricordi più belli. Inutile dire che durante il viaggio per Milano non si è parlato d’altro…tempi, tattiche di gara, che tempo farà, quanti ristori è meglio fare durante la corsa…Una vera e propria full-immersion da veri runners!

Arrivati a Milano ci siamo recati al Marathon Village per ritirare il pettorale. Il tutto è avvenuto con un’efficienza quasi svizzera. Cena leggera e a nanna presto.

Finalmente è arrivata la mattina tanto agognata!

Non sono stato così nervoso neppure il giorno dell’esordio in serie A da arbitro, ma anche i miei amici, Stefano e Marco, pur essendo più esperti di me nella corsa, non erano da meno quanto a tremarella: una paura F-O-T-T-U-T-A di non farcela!

Eppure a Piazza Castello, alla partenza, mi è bastata un’occhiata alla marea di atleti, al pubblico, agli elicotteri che volavano come condor sopra di noi, alle telecamere, ai fotografi, ai volontari… e puff l’ansia è sparita in un attimo. Mi sono sentito carico e grato di far parte di un evento di questa portata e bellezza.

10 minuti d’attesa e sulle note di The Final Countdown di quei tamarri degli Europe siamo partiti.

Come tanti di voi possono capire è stata un’emozione incredibile e non mi vergogno ad ammettere che ho trattenuto a fatica qualche lacrimuccia di commozione.

Onestamente non ho ricordi molto precisi della mia corsa. Ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentito in difficoltà, stanco e stufo. I piedi, forse a causa dei sampietrini, hanno cominciato da subito a far male. Ricordo che il traguardo della mezza maratona non arrivava mai e per non pensarci ho cercato di concentrarmi sulle persone: “Toh, un marchigiano… se fisso la scritta Avis Senigallia sulla sua schiena sarà come essere a casa e il tempo mi passerà più veloce”, oppure “Che bella maglietta dell’Adidas che ha quello, chissà dove l’ha comprata” e via così per un paio d’ore…. Finalmente arrivo alla mezza (in un’ora e tre quarti) e mi sono detto: “La corsa comincia ora”, mi è salito il famoso embolo, la furia omicida, ho cambiato marcia e ho cominciato a correre a 4’52”/Km… e i km sono volati. Al 30esimo nuovamente “La corsa, quella vera comincia ora, prima mi sono detto una bugia da solo…”. Al 38esimo km credo, ho cominciato a sentire i quadricipiti doloranti ed allora ho rallentato il passo sui 5’10’/Km, volevo arrivare con un buon tempo, ma anche senza infortuni: ero terrorizzato dalla paura che mi prendessero i crampi proprio sotto lo striscione del traguardo. Ormai comunque assaporavo la felicità allo stato puro, mancava poco e il mio sogno si sarebbe avverato… quante emozioni in pochi attimi.

Da quel momento in poi è bastata una sciocchezza qualsiasi per farmi distrarre dai pochi tremendi km. che mancavano alla fine, tipo sorridere per i cartelli un po’ scemi dei supporter psicologici, grande novità di questa edizione della maratona. Uno diceva “ricordati di alzare i piedi e le ginocchia”… ancora oggi ci penso con gratitudine perché stavo davvero strisciando i piedi per terra e mi sono ridato un contegno.

Al 40esimo km mi sentivo proprio cotto…lì ero veramente alla frutta e pensavo “questo è un incubo!”, ma mi ha aiutato quel pizzico di notorietà televisiva che spingeva il pubblico ad incitarmi da dietro le transenne “Vai Tombo!..sei arrivato..non mollare”. Ma chi molla! Per carità…proprio ora che ci sono non mi fermo per nessun motivo. E infatti, olè, ce l’ho fatta! Ho chiuso la mia prima maratona in 3h 34 min., con una media di 5’5”/Km Volevo correre la maratona entro le 4 ore e dunque, per me, è stato un risultato assolutamente imprevisto: una mezzoretta in anticipo. Ho realizzato il mio sogno. Cos’è stata per me la maratona? Fino al 25esimo Km. una corsa in allegria, si sentono le voci, le chiacchiere dei partecipanti. Poi piomba il silenzio più assoluto, nessuno ha più voglia di scherzare. Si comincia a soffrire e, dal 35esimo fino alla fine, correre diventa puro masochismo. Ma sotto il traguardo di quei mitici 42 Km e 195 metri, assapori la felicità allo stato puro.

Daniele Tombolini

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